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“IL FILO” - Pièce in due tempi da “La voce umana” di Jean Cocteau, “Il natale di Harry” di Steven Berkoff   e “Scritto apposta per me” di Aldo Nicolaj - Con Irene Giannone, Salvo Preti e Giusi Urso.

Adattamento testi e regia Salvatore Di Salvo. Produzione Associazione Culturale TeatrAnima Agrigento.

Siamo nel 1930, ed il francese Jean Cocteau presenta alla Comédie Française, “La voce umana” una pièce sconvolgente per la sua originalità. Si tratta di un monologo, o meglio un dialogo di cui era possibile ascoltare solo una parte, perché l’altra passa attraverso il ricevitore di un telefono. È lo spettatore che deve infatti immaginare la metà della storia, dare un volto all’altro capo del filo, dare o non dare un’umanità all’artefice dell’abbandono di cui la protagonista è vittima.

L’inglese Steven Berkoff, scrive “Il Natale di Harry” nel 1985. Il testo affronta il tema della solitudine in una società che ha ridotto i rapporti familiari e affettivi a sterili rituali, tanto più insulsi quando il Natale impone all'individuo comportamenti sociali stereotipati, costringendolo a verifiche dolorose. Così il protagonista si ritrova a combattere con il proprio pulsante bisogno d'amore. Il telefono è forse l’unico mezzo per riallacciare “i fili” dei rapporti perduti nel tempo o mai veramente allacciati.

Aldo Nicolaj, commediografo italiano versatile e prolifico, con le sue opere ha accompagnato l’evoluzione storica e sociale della seconda parte del novecento, osservando la realtà con sottile ironia e moderato pessimismo. In “Scritto apposta per me” una giovane attrice, in attesa di un importante provino, si ritrova da sola in un appartamento freddo e sconosciuto. L’unico contatto con l’esterno è attribuito ad un telefono. Durante la notte però accadrà qualcosa… è solo un brutto sogno, o è invece il senso di colpa della protagonista a generare dei mostri?

Tre autori, tre stili di teatro, tre storie accomunate dal filo del telefono, tre protagonisti che si agitano tra le innumerevoli pieghe e contraddizioni dell’animo umano: a volte con grottesca ironia, a volte con cinismo, a volte con dolore, raccontano sogni e desideri, incomunicabilità, nevrosi, difficoltà, solitudini e delusioni riguardanti il complesso mondo dei sentimenti umani, e soprattutto il loro bisogno d’amare ed essere amati.